Monday, May 15, 2017

MALORDA: Malvasia Molotova

MALORDA: Malvasia Molotova

 

Giunto nel plumbeo “mal retiro” del Dottor Malorda per sconfiggere una malattia incomprensibile, un cliente alticcio scoprirà le proprietà curatrici di un vitigno speciale reintrodotto su un celebre monte greco sotto la supervisione di un enologo di discendenza mitologica.

 Alessandro Fantini è il Dottor Famedio Malorda, il sulfureo esteta dagli oscuri legami di potere a metà tra Lord Brummel e un Ludovico II in acido, protagonista del web-serial in cui tutti i tentativi di scampare al disordine di un sistema senza regole e certezze sono destinati a scontrarsi con la salvifica quanto spietata legislazione del caos.

Scritto, diretto, montato, interpretato e prodotto da
Alessandro Fantini
Musiche di Alessandro Fantini
Citazioni da "Le Baccanti" di Euripide e la "Divina Commedia" di Dante.

 

 

Friday, March 3, 2017

AFANzine - H.P. Lovecraft

AFANzine - H. P. Lovecraft
Il richiamo di Providence

Tra video-magazine e documentario, progamma divulgativo e videoarte, in questa serie pensata e realizzata per il web, l'artista multimedianico AFAN Alessandro Fantini passa in rassegna nel suo atelier le correnti e gli artisti che hanno contribuito negli anni alla sua formazione estetica, influendo sulla maturazione del suo personale approccio multiforme alla creatività.

In questa puntata AFAN propone un ritratto del celebre scrittore americano che più di tutti ha legato vita e opera alla sua città natia, Providence, nel Rhode Island. Pressoché sconosciuto in vita e a lungo sottovalutato dopo la morte, le vertigini e gli abomini cosmici del suo personale universo mitologico continuano ancor oggi a fecondare l’immaginario di un’incessante moltitudine di pittori, registi, scrittori, fumettisti e appassionati di giochi di ruolo.


Tuesday, February 14, 2017

"New York, a venture" il mistero abita a Central Park.


«Immagini evocative della città di New York e una storia visionaria: quest’opera rappresenta la vera essenza di ogni film indipendente che consiste, in definitiva, nello sfidare i limiti del cinema come mezzo espressivo». Sono i motivi per i quali la giuria del festival cinematografico Movies4Movies di Dobbs Ferry ha selezionato “New York, a venture”, il film di Alessandro Fantini, un regista di Atessa. La pellicola sarà presentata, il 25 febbraio, come unico film italiano, nella rassegna di cinema indipendente che si svolge nella cittadina, dieci miglia a nord di New York, la stessa in cui è cresciuto Mark Zuckerberg, il creatore di Facebook.

“New York, a venture” è stato scritto e girato tra il New Jersey e Manhattan da Fantini, regista, pittore, compositore e scrittore, nonchè attore nel nuovo film "Omicido all'italiana" del comico teatino Maccio Capatonda. Il film completa la “Trilogia delle città dalla Mente nascosta” iniziata nel 2009 con il film mystery “Nepente” ambientato a Roma e proseguita con il lungometraggio sci-fi “Edonism” realizzato a Tokyo nel 2010. In uno stile obliquo tra docufiction e thriller, il film segue le vicende di Adam Clairfield, disoccupato dell'Ohio richiamato nella nativa New York dalla proposta di lavoro offerta da Kevin Alcott, lontano cugino che sta avviando una nuova misteriosa e rischisa impresa (la "venture" del titolo) nella Grande Mela.

Prosegue su Il Centro: http://ilcentro.gelocal.it/tempo-libero/2017/02/14/news/new-york-a-venture-il-mistero-abita-a-central-park-1.14876522?ref=hfqapebt-1

Friday, January 20, 2017

Sylphie, storie di deliri, delizie e deiezioni



  
Sylphie non ha mai conosciuto il significato della parola pudore: la sua unica aspirazione nella vita consiste nel girovagare nuda nel parco del signor Clapham, agronomo in pensione che alla passione per i vegetali ha da tempo sostituito quella per la carne. Dopo la denuncia per violenza sessuale intentata da Ophelia Morse, il pittore inglese Adrian Nostos decide di fuggire da Londra e rifugiarsi in Spagna, sulla Costa Brava, dove ad attenderlo troverà nuove angosce e spettri erotici pronti ad unirsi alla sua folta schiera di ossessioni fisiche e metafisiche. Felipe ed Ally vivono in una villa modernista a Cap d’Antibes, sulla Costa Azzurra, entrambi tormentati dall’imminenza del parto: letterario quello di Felipe, da mesi impegnato nello scrivere quel capolavoro che dovrebbe salvare le loro vite dall’anonimato; letterale quello di Ally, ormai giunta al nono mese di una gestazione che minaccia di stravolgere il labile equilibrio delle loro esistenze. Un'antologia di storie geometricamente deliranti in bilico tra erotismo e weird fiction, narrate attraverso la lente deformante quanto rivelatrice di una prosa pirotecnica  arroventata da un feroce estetismo "fin de siecle", erede della penna alcaloide del Conte di Lautréamont e dei parossismi erotici di Georges Bataille e Irvine Welsh.

    Indice:
     -Sylphie
    - La tana dei bioidi
    - Adrian Nostos
    - Lavandula
    - Il Modello 
    - Interregno 
    - L'Amleto e il gatto cardinale
    - Anadiomene
    -  L'Ululato di Callimaco
    - Chiarivari
    - La valle della dea Silloide
    -Note biografiche
    - Bibliografia.
 

Friday, January 13, 2017

AFAN VAN SANGRE

AFAN VAN SANGRE trailer (2012)


 

 AFAN VAN SANGRE (2012)
La mia Vita nella Valle del Sangue


Un biodocumentario geomistico e fluviale ideato, diretto, scritto, montato e prodotto da
AFAN VAN SANGRE
alias
ALESSANDRO FANTINI

Seguendo quello del fiume Sangro che dà il nome alla sua valle natia, il corso della vita artistica di Alessandro Fantini si snoda lungo il paesaggio interiore di un regno poetico esplorato e mappato da quasi 30 anni di memorie, visioni e melanconie catturati sulla superficie vivente delle sue opere "multimedianiche".
Tra i "calanchi che delimitano la valle a nord come contrafforti millenari" e l'aspra radura che bordeggia le anse e le rade del fiume, gli enigmi che popolano la Valle del Sangue si tramutano negli oracoli di quella storia silenziosa narrata attraverso i liquidi geroglifici che irrorano l'intera opera letteraria, pittorica, musicale e cinematografica di AFAN VAN SANGRE.
A riconferma che "attraverso ogni essere" vive e si estende "uno spazio/ spazio interno del mondo".


Tuesday, December 27, 2016

New York, a venture


Articolo pubblicato sul Cinecorriere del 7/1/2015

“NEW YORK, a venture”, il nuovo film di Alessandro Fantini girato a Manhattan


L’artista abruzzese Alessandro Fantini torna a parlarci delle sue avventure cinematografiche vissute nell’isola insonne più celebre d’America, anzi di una “venture” misteriosa che porterà i protagonisti del suo nuovo film a ritrovare i frammenti perduti delle propria infanzia tra le fiamme di una Visione sospesa tra Storia e Immaginazione.


“In un minuto di New York/tutto può cambiare, In un minuto di New York/Le cose possono diventare piuttosto strane”.



Il refrain tratto dalla canzone di Don Henley potrebbe essere il perfetto “logline”, ossia il sunto promozionale della trama di “New York, a venture”, film girato a Manhattan la scorsa estate risalendo le correnti di quel Tempo Interiore che irrora le arterie ortogonali dell’isola insonne più famosa d’America. Un Tempo ondivago e frenetico che avevo cominciato a navigare nell’Autunno del 2013 durante il mio primo soggiorno tra l’Hudson e l’East River, fendendo le strade affollate con la mia videoreflex brandita come un sestante col quale decifrare la costellazione emotiva che mi avrebbe indicato la rotta verso la faglia mentale dove la New York di superficie s’incunea nella sua controparte incorporea, sul cui fondo da decenni si ammassa l’humus della Storia e delle visioni che l’hanno alimentata. La New York dove l’architettura neogotica della Trinity Church di Saint Patrick e quella dei grattacieli come il Woolworth Building e il General Electric Building fondono lo slancio del sacro e dell’ambizione secolare nella vertigine dell’assalto al cielo, mentre la rinnovata linea ferroviaria della High Line serpeggia sopra le strade trapassando i palazzi fino al Lower West Side, a sfidare con le sue aiuole pensili l’aridità del cemento e del traffico sottostante, dove uomini in doppiopetto ballano scalzi e i predicatori in giubbotti frusti si fermano ai bordi dei marciapiedi inveendo contro le malefiche lusinghe del capitalismo.

 È proprio tra le varie scoperte ed incontri collezionati nelle mie febbrili ricognizioni da Battery Park ad Harlem, dal Theatre District a Midtown, confluiti in corso d’opera nel documentario “Bryant’s ode” sottoforma di un anti-racconto per immagini, musica e versi, che qualche mese dopo avrei compreso come dietro la loro apparenza si annidasse il seme di una vera e propria storia che attendeva solo di trovare i suoi protagonisti per essere narrata sullo sfondo di quegli stessi scenari. Uno dei versi del poema, scritto per fare da contrappunto verbale alla prosa visiva del documentario, commentava infatti la Fontana della Pace realizzata dallo scultore Greg Wyatt per il Childrens Scultpure Garden, un piccolo parco dalle reminiscenze edeniche collocato sul lato sud di Saint John the Divine, la  cattedrale gotica più grande del mondo, nel quartiere di Morningside Heights, raggiunto al tramonto dopo aver percorso a piedi tutta l’Ottava strada dal West Village fino a Central Park North. 

 

Quell’impasto di fiabesco e grottesco, solidificato nella spirale cromosomica sovrastata da un sole e una luna sorridenti sotto l’arcangelo vittorioso su un Lucifero ridotto ad una testa spenzolante, divenne subito ai miei occhi la trasposizione simbolica di quell’avvicendamento ciclico tra la componente diabolica ed angelica, dionisiaca ed apollinea, che vivifica l’anima irrazionale di New York. Fermo nel mio proposito di ritrovare tutte le concatenazioni di senso tra il mio viaggio personale e il potenziale cinematico della Fontana, come nel gioco della “Caccia all’Immagine Nascosta”, si trattava adesso di riportare a galla la “fabula” celata sotto quel formicolante composto di simboli, suoni, ombre, odori e stati mentali fomentati dalla loro continua ricombinazione. Le ricerche compiute nei mesi seguenti sulla storia della Cattedrale e la genesi della scultura non fecero che confermare le mie intuizioni. Come se stessi leggendo in una griglia di Cardano applicata sulla pagina di un antico libro cifrato, venni a conoscenza delle processioni degli animali tenute nella cattedrale, delle colonne apocalittiche del Portale del Paradiso, dell’incendio che danneggiò il transetto nord della cattedrale il 18 Dicembre del 2001.  Fu così che, per effetto retroattivo, tutti i tasselli che avevo disposto alla rinfusa davanti a me si ricomposero in una visione cinematografica compiuta, permettendomi di trovare un legame narrativo tra un oggetto innocuo, lo zucchetto bianco con il simbolo del pesce blu, e le fiamme intese come distruzione, purificazione e rigenerazione della vita. Una volta stesa la sceneggiatura, disegnati gli storyboard sulla base dei video e delle foto scattate quell’autunno, composte le prime musiche ispirate alle sonorità gothic-industrial di organi, xilofoni, cimbali, ingranaggi e gong, il casting ha rappresentato l’ultima e più rapida fase, seguendo il rigoroso criterio che tutti gli attori e le comparse fossero newyorkesi o perlomeno residenti a Manhattan.




“Nel vortice del Tempo/Le torsioni del Fato/ Sono spirali giocose di un serpente giallo”. Incluso nel montaggio di “Bryant’s ode”, il verso ricompare in una delle strofe della raccolta “Flames of Vision” recitate da Amy Bolnes, la protagonista del film interpretata dall’americana Kyrie Vickers, fornendo un faro sonoro ad Adam Clairfield, alias Craig Williams, piombato in una cecità improvvisa dopo essere stato colpito accidentalmente alla testa nello Zoo di Central Park. Tuttavia, laddove nel documentario descriveva il raccordo pindarico tra il serpente che si avvolge sulle spalle dei turisti sul ponte di Brooklyn e il piano sequenza circolare intorno alla statua di Fiorello La Guardia, nel film dispiega un più ampio ventaglio di significati, riferendosi in senso figurale sia all’elica del DNA che riassume l’evoluzione della vita sulla terra nella Fontana della Pace, sia a quel rovesciamento che ha sconvolto le vite dei due protagonisti. Quello stesso evento traumatico che più di dieci anni prima li ha allontanati dalla città della loro infanzia, tornerà a farli incontrare attraverso arcani ingranaggi mossi dagli animali rotanti dall’orologio musicale di George Delacorte, dalle immagini sonore stimolate dalle voci dei visitatori del parco, e infine dalla musica d’organo della cattedrale di Saint John. Perché la sinestesia, fenomeno psichico che porta a vedere i suoni e a sentire i colori di cui Adam scopre d’essere affetto fin dall’infanzia, può considerarsi il culmine magico dell’atto artistico. Grazie ad essa un’intera città può essere rivissuta come una sinfonia di colori nella memoria di un fuoco sacro, illuminando l’oscurità del quotidiano dove la gente s’illude di poter seguire la propria strada tenendo gli occhi aperti, ignari che, per usare le parole di Borges ad apertura del film “la cecità è una liberazione, una solitudine propizia alle invenzioni, una chiave e un’algebra”. Una chiave che sarà compito dello spettatore ritrovare al termine del film, dopo aver chiuso gli occhi per riaprire le stanze, buie ma ancora autentiche, dell’infanzia dei propri sensi.


 New York, a venture (2014)


Durata: 38 minuti  - Extended cut: 60 min.


Regia: Alessandro Fantini


Sceneggiatura, fotografia, montaggio, musica ed effetti speciali: Alessandro Fantini


Assistente alle riprese: Lincoln Athas


Amy Bolnes: Kyrie Vickers


Adam Clairfield: Craig Williams


La Signora di Central Park: Karen Goldfarb


Il Lunatico di Central Park: Henrik Kim-Rehr


Il primo runner: Vincenzo Fantasia


Il secondo runner: Said Raissi


Kevin Alcott: Alessandro Fantini


Pagina IMDB: http://www.imdb.com/title/tt4063364


Pagina FB: https://www.facebook.com/newyorkaventure