Tuesday, September 19, 2017

Il nome che fu scritto nell'acqua

 

 

Il Leone d’oro assegnato “The Shape of Water” di Guillermo Del Toro non è solo un tardivo quanto doveroso riconoscimento critico ad un cinema “fantastico”, non di rado derubricato a genere d’evasione, che negli anni l’”ingombrante” messicano (insieme ad altri alchimisti della concreta irrazionalità come Jodorowsky e Alex de la Iglesia) ha fatto risplendere di luce propria con affilate gemme di realismo magico come “La spina del diavolo” e “Il labirinto del fauno”, in grado di raccontare e dare corpo ai crudeli paradossi della guerra e dell’oppressione politico-culturale quanto e meglio di un film storico o un documentario. È anche un’implicita reprimenda indirizzata ad un cinema italiano che s’illude di poter svecchiarsi o acquistare un respiro internazionale scritturando cast anglofoni o sfruttando location estere, senza prima riuscire a prendere coscienza d’essere ancorato ad una visione greve, autoconsolatoria e “domestica” del narrare per immagini che poco o nulla dimostra d’aver conservato di quell’igienica sregolatezza che permetteva ad un Ferreri o ad un Fellini di restituire gli incubi della loro epoca nella fiabesca mostruosità della settima arte. Cinema che, Melies c’insegna, proprio dalla placenta del genere fantastico trasse il suo primo nutrimento, rimanendo ancor oggi il più potente medium artificiale del sogno lucido collettivo.

Sunday, September 17, 2017

BALIA BUFERA: Il Gelo è più dolce della Vita.



 Storia, luoghi e personaggi del mio nuovo romanzo "Balia Bufera" sono stati in gran parte ispirati dalle memorie dei viaggi compiuti nell'infanzia nell'entroterra montano dell'Abruzzo, in particolare nell'area dell'Altopiano di Quarto Santa Chiara tra Pescostanzo e Rivisondoli. Memorie decantate nel tempo da visioni e sogni lucidi stimolati a loro volta dalla lettura di vecchi libri di favole in cui la realtà finiva sublimata tra l'epica meraviglia delle leggende popolari e il mistero esoterico delle profezie tramandate attraverso linguaggi cifrati. Inevitabile quindi che nel corso della stesura del romanzo prendesse forma, quasi in simultanea, anche quello che chiamo il suo "correlativo eidetico", inerente ossia la sua natura di "pura immagine mentale" (essendo di per sè la memoria eidetica tipica dell'infanzia e della pre-adolescenza). Quest'ultima, dopo aver trovato sbocco in una serie di disegni e dipinti, tra cui la copertina del libro medesimo, non poteva che assumere i caratteri definitivi di una sceneggiatura cinematografica ideata in funzione di un film da girarsi negli spazi reali che serbavano già quella vicenda nel segreto della loro immanenza secolare. Oltre ad essere tra i candidati ad un premio di scrittura cinematografica (del quale non mi è possibile per ora svelare il nome), negli ultimi 4 mesi il soggetto e la sceneggiatura sono stati sottoposti ad una decina di produttori italiani. Di questi finora solo uno ha reso noto il suo "parere", ammettendo tra le righe di non essere interessato a investire su film che non siano classificabili come "commedie". Nessun cenno al fatto che la proposta di girare in Abruzzo possa o meno rappresentare un "vulnus" alla realizzabilità del progetto. Apprendere che i produttori che si sono già fatti avanti per realizzare l'adattamento cinematografico del romanzo vincitore del Premio Campiello "L'Arminuta" di Donatella Di Pietrantonio, antropologicamente inscindibile dalla realtà del territorio abruzzese, abbiano addotto l'assenza di una film commission regionale quale motivo per girarlo altrove, lascia pensare ad un alibi pretestuoso utile a sottacere annose problematiche di natura culturale e poltica che, in senso lato, sono le stesse denunciate nel romanzo dell'autrice di Arsita. E che sono alla base della mia donchisciottesca ostinazione a voler ancora scommettere su questa regione il cui destino, scriveva Ignazio Silone nel 1948 "è stato deciso principalmente dalle montagne".

BALIA BUFERA

Disponibile in paperback ed ebook sulla Vetrina Autore di LULU:

Saturday, September 9, 2017

BALIA BUFERA - Il sesto romanzo di Alessandro Fantini

BALIA BUFERA
Il Gelo è più dolce della Vita
Il nuovo romanzo di AFan Alessandro Fantini

 

 
Disponibile da oggi in formato paperback ed ebook sulla Vetrina Autore di Lulu:

In anteprima su Wattpad il prologo e i primi due capitoli.

Arrestati dopo l'ennesimo furto in un supermercato di Ferzano,
i ventenni Patrizio, Tonio e Fabiano sono costretti a misurarsi con
la disciplinata anarchia di un piccolo carcere infestato da guardiani
amorali e giovani capibanda senza scrupoli. Ma solo a Patrizio verrà
offerta l'occasione di riscattarsi. Per lui infatti si apriranno presto le
porte di Santa Pelva, casa famiglia costruita su un altipiano a meno di
un chilometro da Monte Crura, misterioso borgo di montagna all’apparenza 
disabitato che ogni diciassette anni viene sepolto da bufere eccezionali.
Sarà grazie ad una visita inaspettata nell’unico negozio del borgo e
ad un vasetto di ciliegie sciroppate, che l’oscuro passato di Patrizio
tornerà a rivivere nella figura di Greta, diciottenne confinata insieme
agli abitanti di Monte Crura in un glaciale limbo dei corpi e della
memoria. Un passato in cui forse si nasconde anche l’unica via di
fuga dalla prigionia di vite interrotte dentro i confini protetti da
secoli dalla “Lama dell’Albino”.

Dopo la teen-fiction psicologica di "Terzo Testamento", il fantasy ermetico di "Endometria" il realismo magico di "Cavalli Marini sotto sclerotica" e "Piercing d'autunno", il thriller sci-fi-esistenziale di "Nell'Alba dell'Estuario", Alessandro Fantini (scrittore, pittore, regista, compositore) si cimenta in un’inquieta favola contemporanea sulla ricerca dell'identità e della purezza negati dal cinismo e l'esibizionismo omologante di una società iperconnessa in un mondo sempre più di-sconnesso.

Friday, July 7, 2017

Come fare un buon film con un pacchetto di cerini

Dall'intervista rilasciata da Alessandro Fantini a Massimo Bezzati per Jamovie.it: 

“Malorda”: una “web serie” a parere dell’intervistatore geniale, anche se prodotta senza un vero budget…

 

 Se un buon soggetto può stare sulla superficie di un pacchetto di cerini, un buon regista dev’essere in grado di dirigere un film intero usando solo quel pacchetto. Un adagio che penso chiunque voglia fare cinema per vocazione e non per ripiego dovrebbe tenere sempre ben presente. E Malorda per molti aspetti ne rappresenta l’applicazione più feroce e spietata. Da molti anni in un bugigattolo della mia fantasia si annidava questo personaggio satanicamente seducente ed iperbolicamente cinico, un ibrido istrionico tra il “The Wolf” di “Pulp Fiction”, un dandy dannunziano e un “influencer” ossimoricamente misantropo e sessuomane, rintanato in un palazzo situato in una specie di limbo agreste.


Da vario tempo m’imbattevo in persone che lamentavano come fosse sempre più difficile ottenere “aiuti”, “spintarelle” ed “appoggi” anche da certe figure che una volta erano tradizionalmente associate al ruolo di “facilitatore” o di “procacciatore” di lavori e favori. Rimasi alquanto interdetto quando a dei provini vidi drappelli di ragazzi che cercavano d’ingraziarsi in tuti i modi il parente o l’amico del direttore del casting solo per ottenere una comparsata. Era evidente che il panorama socio-culturale era così degenerato al punto che sempre più persone, meritevoli o meno che fossero, si trovavano di fronte al dilemma di non poter più trovare né un santo in paradiso né un diavolo all’inferno.


Sempre più individui erano disposti ormai a scendere ai più squallidi compromessi per il facile successo o per vedersi riconosciuti i più elementari diritti. Capii allora che era giunto il momento di far debuttare il dottor Malorda nella mia “riserva in-naturale” di creature fittizie, dopo averne elaborato dei prototipi nella figura dell’onorevole Delfanti, untuoso politico senza scrupoli comparso nel mio romanzo “Piercing d’autunno” e nel collezionista di corpi e anime Dujols-Canseliet di “Nepente”.


Circondato da un’aura di fama leggendaria, gli ipocriti disperati che si presentano nel suo studio lo fanno pensando di potersi fidare di qualcuno che, arrivato misteriosamente ad un grado di potere inimmaginabile, millanta di non aver bisogno di nulla in cambio dei favori che promette di concedere. Questo scontro tra due accezioni opposte della stessa miseria morale, quella opportunista e gretta dei clienti e quella nichilista e compiaciuta di Malorda, mi permette di ideare sketch autoconclusivi che non necessitano di trovate demenziali o di forzature comiche per sortire il loro effetto satirico e ironicamente disturbante.


Potrei quasi dire che gli episodi della web-serie vanno in onda da soli nel mio cervello così come poi vengono filmati ricorrendo a due stanze, qualche cambio d’abito ed espedienti luministici e scenografici ottenuti con pazienza maniacale e calcoli millimetrici visto che sono al contempo regista e interprete di tutti i ruoli. Inoltre ho scoperto che interpretare il dottor Malorda ha un profondo effetto catartico, quindi prevedo che la web-serie non resterà una parentesi isolata.

Friday, June 30, 2017

AFAN Alessandro Fantini intervistato su Jamovie.it


Dagli esordi come fumettista e scrittore di racconti gotici, all'attività di pittore, compositore, attore e regista di film ambientati tra Italia, America e Giappone, Alessandro Fantini in arte AFAN si racconta in questa lunga intervista esclusiva rilasciata a Massimo Bezzati per JAMovie, rivelando aneddoti e dietro le quinte di una carriera multimedianica vissuta come un'implacabile sogno lucido.

Ciao Alessandro! A che età nasce, e con quali film, la tua passione per la Settima Arte?

Indicare l’anno esatto in cui cominciai a subire una vera e propria fascinazione per il cinema sarebbe di per sé alquanto improprio, considerando quella lunga fase gestatoria vissuta nel corso dell’infanzia e della prima adolescenza in cui l‘interesse per la narrazione scritta e quella per immagini incarnata dal fumetto, mi portò ad accostarmi per gradi alla sintassi visiva su celluloide. Ricordo tuttavia con estrema nitidezza quella sera del 1985 quando mio padre mi portò per la prima volta in una sala cinematografica. E mi trovai a vedere per caso “La Storia infinita”.

La vicenda di Bastian che si nasconde nella soffitta della scuola per sfuggire ad una realtà ostile e uggiosa identificandosi nelle avventure di Atreyu, protagonista della storia narrata nel libro rubato, sembrava per certi versi la trasposizione di quel periodo della mia vita. Anch’io leggevo molto per sottrarmi alla monotonia e all’angoscia del sentirmi confinato in una quotidianità circoscritta alla piccola provincia. Tanto che proprio come Bastian amavo rifugiarmi in soffitta o nelle librerie, a divorare volumi illustrati e vecchi libri appartenuti ai miei fratelli.


Ma a differenza di quel che accadeva nel film, il mio regno di Fantasia non era minacciato dall’avanzare del Nulla. Sia sui banchi di scuola che a casa ero posseduto dalla frenesia di creare un mio reame immaginario del quale disegnavo persino delle mappe geografiche fitte di dettagli topografici. Nacquero così le mie prime saghe di storie a fumetti e di romanzi brevi, ispirate dalla lettura dei settimanali della Walt Disney. O dai classici della letteratura come la “Divina Commedia”, “Il mago di Oz”, “Il libro della Giungla”, i racconti neri di Edgar Allan Poe e di Guy de Maupassant.
Ma anche i librogame della serie “Scegli la tua avventura” della Bantam books e “Lupo Solitario” del compianto Joe Dever. Una delle mie numerose storie a fumetti venne persino recensita su un numero di “Topolino” nel 1988. Era un’epoca in cui ero fermamente convinto che il mio avvenire sarebbe stato quello di sceneggiatore e cartoonista della Disney. Nel frattempo a scuola, durante la ricreazione, come una sorta di Cecile B. DeMille in miniatura, mi mettevo a capo dei miei compagni di classe per ricreare scene dei film che avevo visto il giorno prima in televisione. Ma la scoperta del potere evocativo e allucinatorio del cinema la devo alla visione di “2001: Odissea nello spazio”.
Da bambino vidi solo la prima ora, dato che mio nonno mi proibiva di restare sveglio oltre le 10 di sera. Se qualcuno era riuscito a rendere così logico e fatidico il passaggio da un osso lanciato nel cielo da un ominide peloso ad una stazione orbitante che ruotava nello spazio al ritmo di “Sul bel Danubio blu”, quel qualcuno aveva manomesso gli ingranaggi della macchina misteriosa chiamata cinema per svelarne il funzionamento segreto basato sul moto della Visione perpetua. Fu da quella forza inesorabile che mi sentii sempre più attratto negli anni successivi, come ho avuto in seguito l’onore di confessare a Christiane Kubrick quando nel 2005 le consegnai di persona un ritratto di Stanley.



Monday, May 15, 2017

MALORDA: Malvasia Molotova

MALORDA: Malvasia Molotova

 

Giunto nel plumbeo “mal retiro” del Dottor Malorda per sconfiggere una malattia incomprensibile, un cliente alticcio scoprirà le proprietà curatrici di un vitigno speciale reintrodotto su un celebre monte greco sotto la supervisione di un enologo di discendenza mitologica.

 Alessandro Fantini è il Dottor Famedio Malorda, il sulfureo esteta dagli oscuri legami di potere a metà tra Lord Brummel e un Ludovico II in acido, protagonista del web-serial in cui tutti i tentativi di scampare al disordine di un sistema senza regole e certezze sono destinati a scontrarsi con la salvifica quanto spietata legislazione del caos.

Scritto, diretto, montato, interpretato e prodotto da
Alessandro Fantini
Musiche di Alessandro Fantini
Citazioni da "Le Baccanti" di Euripide e la "Divina Commedia" di Dante.